Enrico Martini                      

Boschi in fiamme, perche’ come che fare?

Sagep Editrice, Genova, 1992.

Ecco un bel libro, molto attuale, aggiungerei purtroppo, nonostante abbia gia’ sette anni.

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L’ autore non ha bisogno di presentazioni, il prof. Martini infatti e’ da sempre in prima linea come botanico, ma soprattutto come attento osservatore del paesaggio ligure e delle sue problematiche. Un libro direi scritto con il cuore, se questa affermazione non potesse essere fraintesa perche’ e’ doveroso, anche se scontato, aggiungere che la passione con cui e’ scritto non inficia in alcun modo il rigore scientifico che contraddistingue la professionalita’ dell’ autore ne’ lo spinge ad abbracciare estremismi alla moda. Ma stiamo parlando di un uomo la cui capacita’ di comunicazione e’ veramente sorprendente. Chi vi scrive infatti lo ha avuto come docente e ne ricorda il fervore e l’evidenza del suo insegnamento.

Una voce di parte? Puo’ darsi, ma sicuramente sostenuta dall’ esperienza.

Il libro si apre con due parole introduttive in cui sono raccolti tutti i quesiti insoluti di chi superficialmente osserva in estate il consueto rogo del nostro patrimonio forestale, un libro percio’ che si rivolge a tutti e non solo ai famosi addetti ai lavori. Si passa poi a dare misura del fenomeno e a spiegarne cosi’ i danni, da quelli evidenti a quelli meno evidenti, ma ecologicamente importanti, e si da ragione del come l’ incendio prepari l’ alluvione. Si smentisce cosi’ il luogo comune che vede in alcune mentalita’ il fuoco come ‘benefattore’: l’ autore da una serie di ragioni scientifiche per cui il fuoco non e’ mai un benefattore.

Si apre qui un importante capitolo sul dinamismo della vegetazione e sui tipi climax in Liguria passando in rassegna dal paino basale al piano montano tutti gli orizzonti altitudinali della regione dall’ orizzonte delle alofite costiere all’ orizzone montano inferiore. Questa e’ la parte piu’ didattica del libro e direi la piu’ interessante per chi sui interessa di dinamismo della vegetazione, infatti tutto e’ spiegato con chiarezza e semplicita’ dal ruolo del pino a quello del corbezzolo, ad esempio, fino ad arrivare alla lecceta "il bosco climax della fascia marittimo-collinare".

Si passa cosi’ al capitolo riguardante le cause degli incendi, suddivise in naturali, accidentali, colpose e dolose, e vi assicuro si fanno scoperte ‘interessanti’, sia sulle percentuali delle varie cause sia sulle motivazioni delle cause dolose: per non rovinarvi la suspanse vi diro’ solo che l’ autore giudica esservi almeno una dozzina di cause di incendi dolosi di bosco.

Il libro prosegue con le proposte operative dell’ autore per arginare il fenomeno incendiario e analizza vari scenari di prevenzione dalla sorveglianza alla costruzione di opere che ritardino il propagarsi delle fiamme o accellerino lo spegnimento. E’ in questo ambito che Martini ci regala una interessante digressione sull’ eliminazione delle infestanti e sul fenomeno della propagazione della robinia.

Il libro si chiude con le proposte per il recupero degli ambiti degradati dando direttive per la bonifica e l’ avvio del ripristino della copertura vegetale e spiegando il ruolo degli arbusti ricostruttori in accordo con il naturale dinamismo della vegetazione e il perche’ il loro impianto sia preferibile rispetto all’ illusione di creare dal nulla ‘il bosco’. L’ autore ricorda anche che e’ doverosa l’ attenzione al probabile dissesto idrogeologico causato dall’ incendio e richiama l’ importanza di tenere a freno piccoli processi erosivi prima che diano luogo a fenomeni di ben altra portata.

Le doti di divulgatore dell’ autore rendono questo interessantissimo libro alla portata di tutti ma la scientificita’, la capacita’ analitica e le proposte operative ne fanno nel contempo un volume indispensabile per chiunque si occupi di paesaggio in Liguria.